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Capoterra2023-12-20T15:59:39+00:00

Capoterra

Un intreccio tra natura e storia, dal Parco Naturale più grande del WWF agli insediamenti Nuragici e Romani

Capoterra alterna angoli molto suggestivi che vanno dal paesaggio marino a quello montano. Il supponente  Monte Arcosu, l’oasi naturale protetta più grande d’Europa, il Lido di Maddalena Spiaggia, le zone umide dove si possono ammirare i fenicotteri rosa e il centro residenziale montano di Poggio dei Pini . Oltre al vasto territorio ambientalistico ammiriamo gli interessanti reperti archeologici individuati anche di recente nell’ambito del territorio di Capoterra i quali lasciano supporre che nella zona vi siano state, fin dalla più remota antichità, presenze umane diffuse. Oltre alle tracce di insediamenti nuragici nelle località Cuccuru Ibba, Monte Arrubiu e Carruba Durci, sono degne di essere citate le più importanti testimonianze punico-romane di Baccutinghinu, Bacchialinu, Bidda Mores e romane di Perda su Gattu, Tanca sa turri, Bau sa mola, Is Gunventus, S. Vittoria, Su Loi. Al periodo romano in particolare andrebbe ascritto un primo esempio di vita comunitaria condotta nei pressi della località S. Vittoria, come è stato possibile dedurre dai significativi ritrovamenti archeologici effettuati nella zona.

Nuraghe Monti Arrubiu: spiccano ruderi di epoca nuragica, necropoli e torri.

All’epoca punica (V-IV secolo a.C.) risale un insediamento a su Loi e una necropoli in località Sant’Antonio. Dalla storia all’astrofisica: nei rilievi vicini alla frazione di Poggio dei Pini svetta l’osservatorio astronomico frequentato da equipe internazionali di scienziati. Il nome deriva dal latino Caput terrae: nel periodo romano il centro urbano (forse un oppidum) si sviluppò vicino alla laguna. In età giudicale fu villa della curatoria di Nora e, dal 1120, del giudicato di Cagliari. Dopo passaggio alla signoria pisana e successivamente conquista aragonese, il paese fu distrutto e disabitato per tre secoli. A metà Seicento il barone Girolamo Torrelas decise di ripopolarlo, concedendo a famiglie di altre parti della Sardegna appezzamenti di terreno e ‘buone condizioni’ per sfuggire a pendenze con la giustizia minore.

Sant’Efisio: patrono del paese

All’interno del paese si segnala per storia e tradizione la parrocchiale di sant’Efisio, patrono del paese, il cui nucleo originario si chiamava Villa sant’Efisio. Identità e leggenda si materializzano nella chiesa di santa Barbara de Montes, di epoca romanica, eretta sulle pendici orientali dei monti capoterresi. A 50 metri dalla chiesa i monaci basiliani costruirono una cappella, dove si racconta che la martire cagliaritana Barbara fosse stata decapitata durante la persecuzione cristiana. La testa, cadendo, avrebbe originato una sorgente, tuttora attiva; sa Scabizzada (la decapitata). L’area attorno diventò nel XX secolo residenza estiva di famiglie cagliaritane: vedrai bellissime ville immerse tra palme e olivi secolari.

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